/ Educare, Essere Genitori, Essere Unici, Obiettivo

Tante volte mi è capitato di chiedermi se sto facendo davvero il meglio per i miei figli, se ho preso decisioni che potranno condizionare la loro vita in modo negativo e, in questo caso, se avrò mai la forza di andare contro la mia volontà per lasciare che si inseriscano nel fiume della comunità, nel pensiero comune.

porte scelta diversità

Non credo esista una ricetta per la felicità o per la coerenza o per la scelta delle strade da intraprendere. Credo piuttosto che esista un atteggiamento da non perdere mai di vista.

Diciamo che sono per natura un po’ “asociale”, non amo stare ore fuori da scuola a discutere di nulla e nemmeno partecipare ai compleanni dei compagni di scuola o telefonare ogni giorno alla mamma tal dei tali.
Non ho necessità di sapere se mio figlio ha fatto esattamente tutti i compiti del caso e nel modo corretto come il bambino più bravo della classe.
Non porto i miei figli in oratorio e nemmeno al catechismo.
Non abbiamo pranzi domenicali obbligati, arrosti per un esercito o scadenze con parenti.
Preferisco il periodo estivo al periodo scolastico, adoro le vacanze pasquali, natalizie e tutti i vari ponti, semplicemente per avere i miei nanetti a casa e godermeli.
Passo pomeriggi interi a progettare e realizzare attività da fare in famiglia o nuove soluzioni per una migliore convivenza.
Preferisco un pomeriggio di fango o portarli in un maso a fare il formaggio piuttosto che andare al parco acquatico, per dire.
Anche se mi pare che sempre più mamme e papà intraprendano la mia stessa strada, per le loro motivazioni ovviamente, queste ed altre diversità riscontro comunque molte volte quando mi rapporto agli altri genitori, alle altre famiglie.

Le mie libere scelte sono tutte motivate dal nostro modo di essere, dalla nostra visione di famiglia e di vita. Ma a volte mi chiedo se sto davvero facendo la cosa giusta. Giusta per loro.

Un esempio: la scelta più dibattuta, quella del catechismo.  I miei bambini sono battezzati e basta. Non hanno intrapreso il cammino del catechismo e di conseguenza non riceveranno confessione comunione e cresima. Viviamo in un piccolo paese e questa scelta non è così comune come ad esempio nelle grandi  città, ma è stata per noi  dettata da molte considerazioni: in senso molto ampio, una motivazione è la situazione del sacerdozio in questo momento. Situazione che conosciamo tutti molto bene! Difficile trovare un sacerdote che faccia ancora il Sacerdote con la S maiuscola.
Inoltre ho sempre sostenuto che i famosi 10 comandamenti non sono una prerogativa cristiana. Sono punti cardinali di una corretta educazione, basata su principi di convivenza sani e di amore verso il prossimo. Principi che ogni madre intende insegnare ai propri figli (spero!!) indipendentemente dalla religione.

scelte cristiane

Altra motivazione: ricordo che l’unica cosa che amavo del nostro catechismo erano i “ritiri”, delle piccole gite in giornata, nelle quali riuscivamo a respirare aria nuova. Per il resto ho sempre odiato i puntuali e doverosi incontri domenicali.
Ho voluto risparmiare ai miei figli questo obbligo perché non avrei saputo come motivarlo, non condividendolo. La famosa frase: “perché lo fanno tutti” da noi non ha vita.
Quando saranno grandi, se avranno la necessità o il desiderio di rapportarsi al lato “pratico” della religione, sarà loro possibilità farlo.
Attenzione, non che ora sia un divieto! Soprattutto adesso che il più grande è “in grado di intendere e di volere” ho espressamente detto che gli incontri di catechismo e le sante messe non sono vietati. Basta chiedere e verrà dato. Ma per il momento nessuno, nonostante il confronto con i compagni, ha espresso questo desiderio.
Per contro ho però riscontrato un loro maggiore interesse a scuola, durante l’ora di religione. L’insegnante mi ha riferito che entrambi sono molto attenti alle sue lezioni e dimostrano un interesse e una curiosità per lei nuova.

Ma per quanto convinta possa essere, resta sempre il dubbio, resta sempre quel “e se fosse sbagliato invece obbligarli alle mie scelte?”
Molte volte temo che si sentano diversi, che possano non apprezzare la loro vita per come noi l’abbiamo impostata. Temo che possa io, un giorno, pentirmi di averli gravati delle mie scelte.

Poi mi fermo un attivo e rifletto.

Le decisioni che io prendo per loro sono basate sulla consapevolezza che un mondo là fuori li aspetta, che una società là fuori li travolgerà. E ciò che ogni giorno cerco di trasmettere loro è forza, determinazione, autonomia, conoscenza. Questo è ciò che un genitore deve fare. Ognuno a modo proprio, in base alle proprie convinzioni e visione del mondo.
Non posso rinunciare al mio modo di essere, non posso farne a meno.

Anche se sicuramente di errori ne farò, credo che il primo passo per evitare lo sbaglio sia essere in sintonia con le proprie scelte, crederci e dare loro un fondamento, una motivazione esprimibile a parole e ma soprattutto con i fatti e che sia comprensibile anche dai nostri figli.

Magari non fin da piccoli, ma crescendo, se il nostro modo di vivere sarà in sintonia con le nostre decisioni, allora credo (e spero) che per loro siano maggiormente comprensibili ed accettabili.

Quando si troveranno davanti a delle piccole scelte, probabilmente anche loro intraprenderanno la nostra stessa strada o magari chissà… potranno stupirci prendendo quella opposta e motivarla!
In entrambi i casi saremo orgogliosi di loro: piccole testoline pensanti che si fanno strada nel mondo presentando il proprio pensiero. Non potremmo chiedere niente di più!

Di dubbi ce ne saranno sempre. Probabilmente la cosa migliore da fare è credere in se stessi e nei propri figli. Proseguire sulla propria strada senza intralciare o criticare quella altrui e sperare di farsi il meno male possibile!

E voi? Quali strade non convenzionali avete intrapreso o vorreste intraprendere?? Vi aspetto nei commenti! Un abbraccio a tutti!

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