/ 5 Sensi e oltre, Educare, Obiettivo

Dopo la mia influenza si è ammalato anche il mio pc!!! Così ho trascorso una settimana circa senza poter scrivere 😕. Ho avuto modo di pensare al prossimo argomento, anche viste alcune esperienze personali del momento.
Ho deciso così di affrontare, seppur sempre in chiave personale, un argomento che oggi è molto molto preso in considerazione. L’educazione che si evolve.

Educazione ed istruzione si stanno evolvendo nella forma, sempre di più. Forse più che di una evoluzione potremmo parlare di un ritorno, ma tant’è…

Maria Montessori, nata nel 1870, educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile e scienziata, già aveva introdotto grandi cambiamenti nell’istruzione e oggi, a più di un secolo di distanza, ci troviamo a partecipare a dibattiti, conferenze, aggiornamenti, per letteralmente tornare alla sua scuola e al suo metodo educativo.
Oltre al metodo Montessori si stanno facendo strada anche altri approcci educativi: Steiner, Reggio Children, Senza Zaino…

Montessori, Senza zaino, Reggio children, Steiner


Tutte queste correnti di pensiero sono spesso riferite solo all’ambito scolastico, ma io credo invece che siano da ritenersi anche parte fondamentale dell’educazione dei genitori, un vero e proprio stile di vita e di approccio alle esperienze.

Voi siete mamme, educatrici o insegnanti? Vi riconoscete in questi o altri metodi e state cercando di abbracciarli?

Io non so se sono Montessoriana, Steineriana o altro… forse si, forse parzialmente. Ma non me ne faccio un problema.
Attenzione, non è una critica al questi approcci, che tra l’altro condivido in pieno.
Semplicemente è un voler tranquillizzare tutte quelle mamme che si sentono “non aggiornate” “fuori moda” “madri non madri”.
Questi metodi si basano su principi comuni a molti genitori, i quali il più delle volte, non ne sono nemmeno consapevoli. 

Cioè della serie: Lo siete già ma nessuno vi ha messo l’etichetta in fronte!

Vediamo alcuni di questi principi che accomunano i filoni prima elencati:

Tutti questi metodi si basano su spazi organizzati a misura di bambino, mantenuti in ordine, perché questo porta chiarezza e tranquillità e favorisce l’apprendimento. Su questo punto noi mamme credo facciamo un po’ fatica, soprattutto se abbiamo più figli. Ma possiamo mettere dalla nostra parte un punto importante: ci impegniamo per organizzare la casa al meglio e permettere ai bambini un gioco libero e sereno.

Ciò che deve essere appreso viene insegnato proponendo esperienze ed esperimenti che gli studenti compiono con le proprie mani. Questo serve per far capire appieno ed inglobare la lezione nelle proprie competenze. Largo spazio quindi alla pratica di attività manuali più svariate, giardinaggio incluso! E per noi mamme? Un esempio riferito alla nostra quotidianità? Non basta sapere che l’acqua diventa satura, bisogna provare con le proprie mani a versare tantissimo sale nell’acqua e vedere con i propri occhi! Non basta sapere che sotto il cofano c’è il motore della macchina, è più utile fare una lezione pratica con il papà e controllare se è tutto ok! Non basta vedere la torta che lievita e cuoce in forno, è molto più utile e divertente preparare l’impasto con farina, uova, lievito e leccare il cucchiaio! Queste ed altre tantissime esperienze siamo sempre più propense a proporre ai nostri bambini, abbiamo un atteggiamento più educativo e meno “hitleriano” (passatemi il termine) nei confronti dei nostri figli.

Questi metodi educativi permettono la libera espressione del singolo bambino. Le regole vengono date, certamente, ma con l’unico scopo di contenere questa libertà entro certi limiti. Vengono forniti gli strumenti per poter comprendere le diverse scelte e compierne una con la propria testa. Questo crea responsabilizzazione e getta le basi per iniziare a conoscere le proprie capacità e propensioni, facendosi carico delle proprie scelte. A casa cosa accade invece? A casa i genitori dettano le regole comportamentali e segnano i confini  del loro metodo educativo. Entro questo cerchio i bambini vivono ed esprimono le proprie opinioni e pensieri, fanno le loro scelte. Quando si tratta del loro desiderio di andare più spesso dagli amici o di giocare di più con il tablet o di poter fare i compiti più tardi, vene spiegato che tutte queste scelte comportano delle conseguenze: giocare anche il mercoledì a casa di Matteo vuol dire che tutti i compiti devono essere già fatti e tutto deve essere pronto per la scuola; se la regola del tablet è mezzora al giorno, giocare di più vorrà dire giocare di più ma ogni due giorni… e via dicendo. Lasciamo loro una scelta (non in tutto, chiaro) e cerchiamo di renderli responsabili.
Le scuole (dell’infanzia per lo più) non vengono attrezzate con giochi all’avanguardia, che portano ad un gioco già prestabilito, strutturato potremmo dire, ma vengono fornite di diversi materiali e strumenti per portare il bambino ad esprimere la propria fantasia e creatività, inventando un proprio modo per utilizzare tali materiali. A casa? La famosa sabbionaia, i travasi con pasta, popcorn e semi di girasole, il pongo, le pentole della mamma, le tempere… Chi più ne ha più metta. Poi certo, è molto più comodo e facile metterli davanti ai giochi “pronti” e non è da considerarsi uno sbaglio, ma chi ha avuto la possibilità e la voglia di sperimentare questo gioco “inventato” può di certo confermare che il proprio bambino ne ha tratto maggior beneficio e sicuramente ha dimostrato maggior interesse.
Per far conoscere ai compagni le proprie esperienze ed arricchirli, ma anche per esprimere a parole il proprio modo di essere e di vedere il mondo, per confrontarsi, accettarsi e riuscire ad apprezzare punti di vista diversi. A casa si tratta di un atteggiamento molto difficile da far proprio, ma non impossibile. Difficile per i bambini, perché viviamo in un mondo di etichette e chi esce da questi standard fatica molto a sentirsi apprezzato dalla massa. Ma soprattutto difficile per i genitori perché ovviamente i figli man mano che crescono si creano propri pensieri e solitamente molti genitori faticano ad accogliere modalità diverse dalle proprie. Utile invece iniziare questo percorso chiedendo ai bambini di esprimere il proprio parere durante le conversazioni. Riconoscere la loro posizione come non giudicabile, annuendo e complimentandosi per la loro capacità di esprimersi. Usate un tono di voce pacato e parole gentili. Vedrete che pian piano sarà più facile trattenere il giudizio e apprezzare fino in fondo questi momenti di scambio con loro!
Che si tratti di un puzzle o di una spalliera in palestra, dello studio di una materia scomoda o dell’atteggiamento in classe o in famiglia, ne abbiamo già parlato anche qui: premiare il raggiungimento di un obiettivo stimola i bambini a dare sempre di più, a fare sempre meglio. Accade anche a noi: un complimento per un buon lavoro, ci stimola a continuare, a completare altri progetti in modo sempre migliore. Stessa cosa per i nostri bambini. Non è una strada in discesa, assolutamente, perché è molto facile inciampare sottolineando un comportamento negativo, ma vedrete che pian piano, se lo volete, diventerà un atteggiamento vostro e cambieranno molte cose.

Ecco, questo è ciò che volevo dirvi oggi: non è importante andare su Amazon per acquistare l’etichetta #MONTESSORIANA e affiggerla fuori dalla porta. Ciò che conta è che ci rendiamo consapevoli del fatto che questi metodi educativi sono già in parte dentro di noi. Se li riteniamo parte del nostro modo di essere e vogliamo approfondirli ben venga, la conoscenza è la base di ogni scelta, ma non facciamone una questione di stato.

Ogni mamma è mamma a modo suo. Rivoluzionaria o Conservatrice. Ciò che conta sono i nostri figli. Finché li tratteremo col cuore, ascoltando le loro esigenze e lasciandoli vivere, state certe che diventeranno delle persone meravigliose!

Ciò che conta è seminare, per poter sperare in un raccolto!

Aspetto i vostri pensieri!

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