/ Amore, Educare, Essere Genitori, Morte, Nonni

Lo so lo so… detto così pare davvero brutto… sembra che io l’abbia picchiata! Ma non è ciò che sembra, anzi! Ma andiamo per gradi, altrimenti ci perdiamo il filo del discorso!

Per chi mi conosce personalmente sa che questi ultimi mesi sono stati molto pesanti, non fisicamente quanto emotivamente. Quello che è successo a noi, poco dopo è successo ad altri, e poi ad altri ancora e poi ad altri ancora. In poco tempo, insomma, molte persone, come noi, hanno perso qualcuno che amavano. Chi ha imparato a conoscermi sa quanta importanza io cerchi di dare agli eventi e ai sentimenti che ne derivano, nel bene e nel male, ed è quindi capitato che qualcuno mi chiedesse “Tu come hai fatto con i bambini? Cosa gli hai detto?”

Così questa sera sono qui a pensare che forse quello che mi porto dentro da mesi, quello che vedo e rivedo nella mia mente da mesi, forse può essere d’aiuto a qualcun’altro…


Non voglio usare una perdita importante per “attirare lettori” ma poiché il mio blog è nato per crescere insieme, anche questi consigli fanno parte del nostro percorso, della nostra crescita, e voglio quindi condividere il mio punto di vista con voi per poter magari alleviare anche il dolore di altri.

Non sono brava a spiegare il mio punto di vista senza portare la mia realtà, il mio esempio, quindi vi racconterò proprio come abbiamo vissuto noi il distacco

Partendo dal presupposto che ciascuno affronta la malattia nel modo che ritiene meno doloroso e pesante per se stesso e per la propria famiglia, io i miei bambini li ho sempre tenuti al corrente di ogni cosa. Ovviamente tutto a misura di bambino nelle parole, nei tempi e nelle conseguenti reazioni. Non ho mai parlato di una guarigione che non sarebbe arrivata solo per tenerli tranquilli né tantomeno li ho mai spaventati con visioni catastrofiche. Ciò che era la realtà la riducevo in termini semplici e comprensibili e parlavo con loro, cercando di prendere un momento della giornata il più disteso e tranquillo possibile: dopocena nel lettone di mamma e papà. Mi sono affidata al vecchio e buon cartone “Esplorando il Corpo Umano” che avevano già conosciuto e ho spiegato cosa stava accadendo, rispondendo poi alle loro innumerevoli e lecite domande. Quello è stato un nostro rituale, pressoché dopo ogni visita in ospedale.

Si sono sentiti quindi partecipi di questo momento e soprattutto hanno potuto stare vicini al loro nonno anche se i modi e i tempi erano cambiati rispetto alla routine.

Non sono praticante, forse credente, e mi assillava quindi il pensiero che, quando sarebbe arrivato il momento del distacco, non avrei saputo cosa dire ai miei bambini: il nonno è andato…. dove? Così mi sono affidata ad una psicologa presentandole i miei “dubbi” e durante una lunga conversazione mi ha fatto capire insomma che i bambini spesso le risposte le hanno già, senza che noi gliele confezioniamo a nostra misura.
Così un pomeriggio che ero sola con i due più grandi, sapendo io ma anche loro che il momento era vicino, sono andata sul discorso e ho chiesto dove avrebbero immaginato il nonno quando se ne sarebbe andato. Non si aspettavano una domanda del genere, anche perché nella visione comune chi ci lascia va in cielo, ma alla fine hanno risposto a modo loro e penso che sia anche servito per fare spazio… per preparare nell’immaginario un posticino accogliente per il nonno.

Le ore poi son volate ed è arrivato anche il momento in cui il vento se l’è portato via il nostro nonno…

Sono stati momenti difficili e difficile è stato anche spiegare alla piccolina perché il nonno “dormiva”… non lo nego, ho passato notti a pensare a cosa dirle, perché non puoi spiegare il concetto di morte ad una bambina. Così le ho detto ciò che ho creduto meglio per questo momento e per il futuro: il nonno ha voluto diventare una stella, per poterci guardare dall’alto e proteggerci.

Sono seguite tante domande e ovviamente per la piccolina niente pianti. Ma niente pianti nemmeno per la “mezzana”… E qui arriviamo al titolo.

Dopo un mese Matilde non aveva ancora versato una lacrima e si irrigidiva o cambiava discorso ogni volta che sentiva la parola nonno.
Così ho pensato che leggere insieme un libro avrebbe potuto aiutarla a lasciare andare un po’ di dolore.
Una ricerca minuziosa ma alla fine ho trovato quello che aveva ciò che cercavo:

HO LASCIATO LA MIA ANIMA AL VENTO

 

Un libro grande, ma dalle pochissime pagine e dalle brevissime frasi. Lento e denso di emozioni, crea un contatto con la propria realtà utilizzando momenti che solitamente vedono protagonisti i nonni: dare caramelle, innaffiare fiori orto o giardino, giocare con i nipoti…

Non potrai stringermi
Non potrai trattenermi
Ma se chiuderai gli occhi
Mi vedrai, mi sentirai

Lo abbiamo letto una sera, da sole . Non le ho detto niente, nemmeno il perché del libro o di cosa parlava… l’ho solo preso in mano e ho iniziato a leggere. Alla terza pagina le sue parole sono state: “Mi ricorda il nonno” e la diga è crollata…

Finalmente ho fatto piangere la mia bambina.

Piangere non rende meno forti. Piangere non scava le ferite… E’ vero, non riporterà nemmeno il nonno qui, dai suoi nipoti, ma tutto il dolore che la diga aveva fermato nel cuore di Matilde era diventato un peso grande per lei e ogni giorno era sempre più difficile fare in modo che il dolore non prendesse il sopravvento ma restasse buono lì, in fondo al cuore.

Il dolore ogni giorno si ripresenta, si sedimenta, ma ho promesso ai miei bambini che avremmo fatto piccole cose per sentire il nonno vicino e per fare in modo che lui non si dimentichi di noi – una paura molto comune tra i bambini.

Così per questa primavera pianteremo in giardino i “NonTiScordarDiMe” e porteremo al cimitero fiori con un significato, a seconda di ciò che vorremo dire al nonno. Il Linguaggio Segreto dei Fiori è diventato un manuale a casa mia!

E poi gli mandiamo lettere, che regaliamo al vento legandole ai palloncini…
Lo facciamo la sera, quando c’è buio e si vedono le stelle così possiamo vedere anche il nonno.

Tutto questo per dire che una perdita non deve diventare un momento di silenzio, soprattutto per i bambini, soprattutto se la persona che li ha lasciati era una persona presente e che amavano, come un nonno. Continuare a pensarlo e tenere vivo il suo ricordo serve anche a loro a sentirlo meno lontano.

L’assenza si farà sentire, indubbiamente, e farà male, tanto male. Ma sapere che qualcosa possono ancora fare per sentirsi legati a lui è certamente un modo per allentare il peso sul cuore.
E un giorno ripenseranno con tenerezza a tutto questo, consapevoli di non aver lasciato che il tempo sfuocasse il ricordo di una persona per loro così importante.

💗

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