SFOGO DA QUARANTENA

/ Condi-vivere, Distacco, Emozioni, Quarantena

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Siamo ufficialmente entrati nella terza e sicuramente non ultima parte di questa quarantena da Covid19. Niente immagini oggi… solo un fiume di parole, come un vero sfogo esige di essere. Attenzione però… non voglio lamentarmi. Ho semplicemente bisogno di lasciar fluire i miei pensieri. L’ho fatto anche altre volte e so che capirete. Quindi, già da ora, grazie per l’ascolto.

Potrei dire che nella nostra famiglia siamo, per ora, fortunati. Non abbiamo perso nessuno dei nostri cari come purtroppo invece è successo a molti.

Seguiamo alla lettera ciò che è stato imposto per la nostra e altrui salute e #restiamoacasa. Sempre.

Le giornate sono tranquille, oserei dire più di prima. Forse perché senza scuola i bambini hanno più tempo per se stessi e sono più sereni, non so. Sicuramente si sono adeguati meglio di noi.

E quindi? Sfogo de che, se va tutto bene?

Lo chiamo sfogo perché forse sto impazzendo… o forse no, non lo so. So solo che questa convivenza forzata tra le nostre 4 mura con giornate perennemente uguali, senza ancora nessun “cartello di uscita”, senza la possibilità di programmare… mi stanno davvero mettendo ko. Come immagino a molti di voi.

Due sono le cose che mi mancano più di tutte. E sono cose totalmente contrapposte.

La prima è la condivisione. Ma non l’uscire a cena o l’aperitivo. Ma proprio il poter discutere e comunicare di persona. Vero, le tecnologie di oggi ci permettono videochiamate che ci fanno sentire più vicini di una semplice telefonata, ma nulla mai potrà sostituire una conversazione faccia a faccia.

Per quanto fiche e divertenti possano essere le videochiamate all’ora dell’aperitivo, all’ora della pizza o della colazione, il poter parlare di persona mi manca davvero tanto.

Quella bella sensazione che ti avvolge quando incontri qualcuno, la felicità sul suo volto (se è qualcuno a cui stai simpatico ovviamente!!!) che scaturisce un sorriso anche sul tuo. L’abbraccio, la pacca sulla spalla, lo sbuffetto, la stretta di mano…

Il poter parlare e il sentire anche le parole non dette. Da quelle persone che sono per noi come un libro aperto. L’espressione sul volto che cambia, i gesti che parlano da soli. Le risate. Quelle sonore ma anche quelle sottili.

La tecnologia non potrà mai sostituirsi a questo. Per quanto la connessione internet sia potente e impeccabile… lo schermo non è una persona. Questo mi manca…

La seconda è il poter stare da sola. Esatto. L’avere quell’ora o paio di ore in cui nessuno è in casa. Fare quello che devo fare senza per forza dover tenere conto che tre marmocchi sono in casa e vanno controllati e seguiti. Fare quello che devo fare senza continuamente dover risolvere i “problemi” di qualcuno.

Mamma di qui, mamma di là, Mamma vieni a vedere, Mamma mi fa i dispetti, Mamma guarda che brava, Mamma ho finito i compiti, Mamma cosa facciamo oggi? Mamma cosa si mangia a pranzo? Mamma cosa si mangia a cena? Mamma cosa c’è per merenda? Mamma mi servirebbe questa cosa, ce l’abbiamo? Mamma Mamma Mamma

Anziché un contapassi, l’ho detto proprio ieri a pranzo, dovrei mettere un contamamma. Ecco…

Ho iniziato a “risolvere” un po’ questa cosa chiudendomi egoisticamente almeno per mezz’ora. Non necessariamente in una stanza. Solitamente mi chiudo e basta. Non rispondo o demando al papà. Chiedi al papà. C’è di là tuo papà, vai da lui. Adesso non posso. Oppure addirittura non rispondo, finché alla terza chiamata capiscono e vanno da soli dal papà o si arrangiano.

Non so se si possa davvero chiamare egoismo. Preferisco definirlo spirito di sopravvivenza!!

E sapere che sarà così fino a settembre… un po’ mi vien male. Confido che l’estate possa essere almeno di semi normalità.

Ma poi penso a chi sta male davvero, a chi ha perso famigliari in questa pandemia, a chi, sempre, vive in situazioni disumane, a chi vorrebbe invece avere i propri figli accanto e non può, a chi mamma vorrebbe sentirselo dire ma niente, e mi sento un po’ una stronza (si può dire?) e ingrata. Ritorno in me e tutto rientra nella fascia di tolleranza.

E poi? Poi come sarà?

C’è chi sostiene che una nuova consapevolezza farà da padrone. Che le nostre priorità cambieranno e che nulla potrà più essere come prima. Sapremo finalmente dare valore alle persone e alle relazioni e meno alle cose e ai sentimenti negativi. Sapremo il valore di un abbraccio (questa è la frase che va per la maggiore) e sapremo liberare la nostra strada dalle relazioni negative.

Altre persone dicono invece che tutto sarà più difficile, perché saremo distanti. Avremo ancora paura di quell’abbraccio che una legge ci ha vietato per la nostra salute. Avremo paura di avvicinarci. Resteremo per un po’ ancora intrappolati nel nostro spazio.

Io credo questo: l’unica cosa che possiamo decidere è la persona che noi vogliamo essere e l’unica cosa che possiamo fare è essere questa persona.

Tutto qui.

Quindi, Covid o non Covid, credo che ciascuno di noi dovrebbe trarre le migliori considerazioni non sugli altri, ma su se stesso. Ascoltare quella parte interiore troppo spesso schiacciata dai pregiudizi e messa a tacere.

Chi vogliamo essere? Ci avete mai pensato davvero?

Un abbraccio e di nuovo grazie per l’ascolto.

Buona quarantena di riflessione a tutti!

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